Attività del viticoltore

Viti con grappoli maturi

POTATURA

Consiste nel tagliare tutti i tralci della vite, tranne uno. Sta all'abilità del viticoltore lasciare il migliore. Il tralcio è lungo dai 30 ai 50 cm.

RIASSETTO DELLE VITI

Consiste nel verificare l'ancoraggio dei pali che reggono le viti al terreno. Un tempo per sostenere le viti venivano utilizzati pali di legno e canne.

 

Ogni filare si apriva e si chiudeva con un palo di testa (pa' 'd testa). Questi pali collocati alle estremità erano più grossi degli altri ed erano di acacia. Ogni otto viti c'era poi un palo intermedio (di legno vario). Si usavano due canne per ogni vite: una sosteneva la pianta, all'altra si appoggiava il tralcio. 

Le canne venivano controllate tutti gli anni; la parte nel terreno dopo un po' marciva, quindi si accorciava la canna e quando diventava proprio troppo corta, la si sostituiva (cfr. origini di Santo Stefanino).

Canneto

Ecco perché sui confini dei vigneti si trovano spesso dei canneti, nelle rive, per non sacrificare superficie coltivabile. Quest'usanza, una volta molto più diffusa, serviva anche per limitare gli smottamenti del terreno, il dissesto idrogeologico. L'evoluzione del vigneto ha fatto sparire tanti canneti. Oggi si usa il fil di ferro per sostenere le viti: al posto dell'unico fil di ferro, oggi ce ne sono 4 o 5 file, che partono da uno dei pali alle estremità e vanno fino all'altro. Se i pali intermedi sono di legno, gli si gira intorno; se sono di cemento, sono dotati di un'asola e il filo vi passa in mezzo.

TORSE

Si prendeva il tralcio e lo si piegava e fissava all'altra canna (oggi al fil di ferro).

SCARZOLARE

Si strappano via tutti i germogli verdi sulla parte vecchia, cioè sul ceppo, della vite.

PASSE' EL VIGNE

Si prendono i tralci e li si raccoglie insieme perché non si allarghino impedendo il passaggio.

VENDEMMIA

Alla raccolta delle uve un tempo partecipavano tutti, anche i bambini. Le uve raccolte e messe nelle ceste, venivano poi versate nella gerla che era portata a spalla dagli uomini. Si usavano le gerle perché il carro (un tempo trainato dai buoi) veniva lasciato al fondo della vigna. L'uva nelle gerle era versata quindi nella bigoncia e finivano nella cantina dove erano pigiate.


Quando si vendemmia si lasciano i grappoli rossi lì, perché non sono maturi. Maturano a novembre (in quella che è chiamata l'estate di San Martino) e allora vengono raccolte: quest'operazione si chiama rapulé. Da questa seconda vendemmia si ricava un vino a bassa gradazione alcolica.

VINIFICAZIONE

Quanto si otteneva dalla pigiatura (il mosto, i raspi e le bucce) era trasferito nelle botti. Si lasciava fermentare il tutto per 3/4 giorni. Le vinacce, più leggere, galleggiavano, quindi, per rimestare, si spillava il liquido: si toglieva il tappo alla botte, si faceva andare il liquido in un grosso mastello, quindi lo si ributtava nella botte da sopra. La spillatura si faceva più volte. A fine fermentazione, quando cioè tutto lo zucchero si era trasformato in alcool, si spillava il vino, che veniva messo a riposare in altre botti.

Le vinacce quindi erano tolte dalle botti e torchiate per farne uscire il minimo di liquido rimasto. Il vino che si ricavava, a bassissimo contenuto alcolico, era quello che si portava al lavoro in campagna.

Le vinacce rimaste erano utilizzate per distillare la grappa o buttate.

Il vino veniva lasciato a riposare nelle botti fino a primavera, quando veniva spillato, messo in damigiane e filtrato tramite filtri di carta.

Da marzo in poi avveniva l'imbottigliamento.


Informazioni aggiuntive